LAVORO, CONSUMISMO E NUOVE POVERTÀ - Z. Bauman
Il libro di Zygmunt Bauman, “Lavoro, consumismo e nuove
povertà”, nel quale vengono esplorati, con la solita ricchezza di riferimenti
della prosa del sociologo anglo-polacco, i cambiamenti avvenuti all’interno
delle società consumiste contemporanee nei confronti dell’organizzazione
economica, del lavoro e della sua etica, e delle loro conseguenze sulla
concezione delle povertà.
Con gli sviluppi della globalizzazione economica, la perdita
di potere degli interventi statali, la deregolamentazione, l’esternalizzazione
delle attività produttive e tutte le sue dinamiche al centro degli studi più
recenti dell’economia e della sociologia economica, il welfare state ha
cominciato a sgretolarsi, venendo a mancare la sua motivazione funzionale.
Gli operai, infatti, oggi vengono raggiunti dalle imprese
direttamente in quei luoghi dove i salari sono a più basso livello. La
necessità, così, di “conservare” una forza lavorativa “sana e pronta”
all’interno delle nazioni più ricche viene meno e l’etica del lavoro perde
della sua efficacia funzionale. Il cuore della tesi sostenuto dal libro si
trova proprio in questo passaggio: oggi l’etica del lavoro viene sostituita
dall’estetica del consumo, la nuova ideologia che infarina le psicologie individuali
e collettive e assicura al sistema economico il successo auspicato e cercato.
L’estetica del consumo, infatti, secondo Bauman, predica il piacere del consumo
(all’interno del libro vi è un’analisi molto dettagliata dei processi
psicologici e sociali che il consumo impone agli individui e alle collettività,
facendo credere di operare scelte laddove le scelte sono ormai esaurite in
termini di alternativa al consumo stesso: in altre parole, possiamo scegliere
cosa consumare, ma non esimerci dal consumare per poterci creare un’identità) e
stimola un maggior egoismo (e non individualismo!), invitandoci a preferire un
reddito più alto per consumare e, quindi, sempre meno inficiato dal sistema
pubblico del gettito fiscale per finanziare la rete di protezione sociale.
Il lavoro di Bauman, che lancia una dura accusa al modello
di organizzazione raggiunto dalle nostre società e sostenuto dalla sua
ideologia, trova uno spiraglio nella parte conclusiva dove, senza affidarsi a
nostalgici richiami a formule passate, sostiene la necessità di superare la
società del mercato puro e senza regole o interferenze statali, che crea
esclusione e separazione e ci destina così a uno stato poliziesco per garantire
sicurezza ai consumatori da chi non ha accesso al mercato. Abbandonare il
mercato liberista, ripensando il reddito e la nostra vita, entrambi non più
legati al lavoro o al consumo, ma a una cittadinanza finanziata dalla fiscalità
generale.
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