giovedì 4 marzo 2021

 LAVORO, CONSUMISMO E NUOVE POVERTÀ - Z. Bauman 



Il libro di Zygmunt Bauman, “Lavoro, consumismo e nuove povertà”, nel quale vengono esplorati, con la solita ricchezza di riferimenti della prosa del sociologo anglo-polacco, i cambiamenti avvenuti all’interno delle società consumiste contemporanee nei confronti dell’organizzazione economica, del lavoro e della sua etica, e delle loro conseguenze sulla concezione delle povertà.

 Con gli sviluppi della globalizzazione economica, la perdita di potere degli interventi statali, la deregolamentazione, l’esternalizzazione delle attività produttive e tutte le sue dinamiche al centro degli studi più recenti dell’economia e della sociologia economica, il welfare state ha cominciato a sgretolarsi, venendo a mancare la sua motivazione funzionale.

Gli operai, infatti, oggi vengono raggiunti dalle imprese direttamente in quei luoghi dove i salari sono a più basso livello. La necessità, così, di “conservare” una forza lavorativa “sana e pronta” all’interno delle nazioni più ricche viene meno e l’etica del lavoro perde della sua efficacia funzionale. Il cuore della tesi sostenuto dal libro si trova proprio in questo passaggio: oggi l’etica del lavoro viene sostituita dall’estetica del consumo, la nuova ideologia che infarina le psicologie individuali e collettive e assicura al sistema economico il successo auspicato e cercato. L’estetica del consumo, infatti, secondo Bauman, predica il piacere del consumo (all’interno del libro vi è un’analisi molto dettagliata dei processi psicologici e sociali che il consumo impone agli individui e alle collettività, facendo credere di operare scelte laddove le scelte sono ormai esaurite in termini di alternativa al consumo stesso: in altre parole, possiamo scegliere cosa consumare, ma non esimerci dal consumare per poterci creare un’identità) e stimola un maggior egoismo (e non individualismo!), invitandoci a preferire un reddito più alto per consumare e, quindi, sempre meno inficiato dal sistema pubblico del gettito fiscale per finanziare la rete di protezione sociale.

 Il lavoro di Bauman, che lancia una dura accusa al modello di organizzazione raggiunto dalle nostre società e sostenuto dalla sua ideologia, trova uno spiraglio nella parte conclusiva dove, senza affidarsi a nostalgici richiami a formule passate, sostiene la necessità di superare la società del mercato puro e senza regole o interferenze statali, che crea esclusione e separazione e ci destina così a uno stato poliziesco per garantire sicurezza ai consumatori da chi non ha accesso al mercato. Abbandonare il mercato liberista, ripensando il reddito e la nostra vita, entrambi non più legati al lavoro o al consumo, ma a una cittadinanza finanziata dalla fiscalità generale.

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