VERIFICA FINE CAPITOLO P. 419
1) A chi e a che cosa rimandano le espressioni “Apocalittici”
e “Integrati”?
"Apocalittici", nella terminologia di Eco, si
riferisce a un intellettuale che non viene a patti con la cultura di massa e
che si propone come difensore di una concezione aristocratica del sapere,
mentre "integrati", sempre nella terminologia di Eco, è un
intellettuale disposto ad accettare la cultura di massa ed ad utilizzarne gli
strumenti.
2) Quando si registrarono le prime reazioni contro la società
di massa?
Già a cavallo tra Ottocento e Novecento, filosofi come
Friedrich Nietzsche e psicosociologi come Gustave Le Bon espressero la loro
preoccupazione rispetto alla crescente rilevanza sociale delle
"masse", da loro intese come moltitudini sprovviste di autonomia
intellettuale e facilmente manipolabili dall'esterno, incapaci di fare valere
altre prerogative se non quella della consistenza numerica. La disamina forse
più spietata della società di massa, vista come decadenza inesorabile della
civiltà occidentale, si trova nel saggio La ribellione delle masse del filosofo
spagnolo José Ortega y Gasset. In quest'opera lo studioso, preoccupato di
spiegare la deriva populistica della storia europea di inizio Novecento (che si
esprime, a suo giudizio, sia nel proliferare dei regimi totalitari sia nella
nascita del sindacalismo), cerca di individuare il "tipo umano" a
essa corrispondente e lo identifica nell'uomomassa figlio della civiltà
industriale, privo di valori e di memoria storica, preoccupato solo di difendere
il proprio benessere materiale. Si noti che la "massa" a cui si
riferisce Ortega non si identifica con le classi popolari, ma costituisce una
realtà trasversale al corpo sociale, nata da quell'appiattimento generale delle
condizioni e delle idee che, nelle società occidentali contemporanee,
omogeneizza gli uomini al di là delle tradizionali distinzioni di nascita,
ceto, censo e così via.
3) Chi furono i primi intellettuali a introdurre il concetto
di “industria culturale” e con quale accezione?
Nel 1947 Theodor Adorno e Max Horkheimer, esponenti della
Scuola di Francoforte, scrivono a quattro mani il saggio intitolato Dialettica
dell'Illuminismo, un testo volto a indagare le degenerazioni del razionalismo
occidentale - di cui l'Illuminismo settecentesco è figura emblematica — nella
moderna società industriale. Secondo gli autori la ragione novecentesca non è
più, come nei secoli passati, lo strumento di dominio della natura, ma si è
trasformata in un organo di controllo e di asservimento degli esseri umani,
piegati alle esigenze del sistema politico ed economico di cui fanno parte. È
proprio in questo contesto che i due filosofi introducono - per la prima volta
nella storia del pensiero — il concetto di "industria culturale",
caricando però tale espressione di un'accezione fortemente negativa: essi
intendono infatti riferirsi al complesso dei prodotti e delle strategie di
distribuzione nati dalla colonizzazione economica della sfera culturale, ovvero
a quel fenomeno tipico della società industriale avanzata che finisce per
asservire la cultura a scopi che le sono estranei: controllo sociale, cattura
del consenso, promozione di stili e modelli di vita funzionali a una civiltà
consumistica.
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