VERIFICA FINE CAPITOLO P.424
1) a) il contenuto dei romanzi d'appendice è prevalentemente
storico-documentario. F
b) per i fratelli Lumiere il cinema aveva soprattutto
funzione documentaristica,
c) nella società di massa i diversi ambiti dell'industria
culturale tendono a evitare ogni forma di commistione. F
d) il fotoromanzo nasce destinato soprattutto a un pubblico
femminile di livello sociale medio-basso. V
e) al suo sorgere la televisione italiana si ispira al
modello britannico del servizio pubblico. V
2) a) l'avvento del disco ha modificato la fruizione sociale
della musica perchè: D: ha avvicinato alla musica fasce più ampie della
popolazione
b) con l'espressione information overload si intende: B: il
sovraccarico di informazioni, a cui spesso è esposto l'utente di internet e la
conseguente difficoltà di gestire le stesse criticamente
c) secondo Morin, un tratto essenziale della cultura di
massa è: C: il suo carattere cosmopolita
3) a) genere di rivista prevalentemente incentrato su
argomenti di attualità: ROTOCALCO
b) nella terminologia di Eco, intellettuale per nulla disposto
a venire a patti con la cultura di massa e strenuo difensore di una concezione
aristocratica del sapere: APOCALITTICO
c) termine inglese che indica la tipologia di programma
televisivo oggi prevalentemente, caratterizzata da una mescolanza di informazione
e divertimento: INFOTAINMENT
4) a) QUAL E'
L'ELEMENTO INNNOVATIVO INTRODOTTO NELLA CINEMATOGRAFIA DA MELIES E DA GRIFFITH?
L'utilizzo del cinema come strumento di comunicazione e di
intrattenimento sociale nacque grazie all'opera di due figure pionieri: George
Melies in Francia e David Griffith negli Stati Uniti. Con il primo la ripresa
cinematografica cessò di essere mera documentazione dell'esistente per
diventare messa in scena di situazioni fantastiche. A Griffith dobbiamo la "grammatica"
del cinema che noi conosciamo e la consapevolezza del potenziale ideologico e
pedagogico-sociale del nuovo strumento: il suo lungometraggio "La nascita
di una nazione" è una vera celebrazione della storia degli Stati Uniti, di
cui il regista giustifica gli aspetti più discutibili, come la discriminazione
nei confronti delle minoranze razziali. Con Méliès e Griffith il cinema divenne
una vera e propria forma di spettacolo, cioè di "ricreazione" della
realtà attraverso la sua messa in scena, in quanto la tecnica di ripresa e di
proiezione cinematografica offriva risorse espressive fino a quel momento
sconosciute: cambiando inquadratura, ad esempio, si potevano avvicinare o
allontanare artificialmente gli oggetti, creando così l'illusione di situazioni
differenti e diversamente interpretabili.
b) IN CHE COSA CONSISTE L'INTERPRETAZIONE DELL'INDUSTRIA
CULTURALE SOSTENUTA DA ADORNO E HORKHEIMER?
Nel 1947 Theodor Adorno e Max Horkheimer, esponenti della
Scuola di Francoforte, scrivono a quattro mani il saggio intitolato Dialettica
dell'Illuminismo, un testo volto a indagare le degenerazioni del razionalismo
occidentale - di cui l'Illuminismo settecentesco è figura emblematica — nella
moderna società industriale. Secondo gli autori la ragione novecentesca non è
più, come nei secoli passati, lo strumento di dominio della natura, ma si è
trasformata in un organo di controllo e di asservimento degli esseri umani,
piegati alle esigenze del sistema politico ed economico di cui fanno parte. È
proprio in questo contesto che i due filosofi introducono - per la prima volta
nella storia del pensiero — il concetto di "industria culturale",
caricando però tale espressione di un'accezione fortemente negativa: essi
intendono infatti riferirsi al complesso dei prodotti e delle strategie di
distribuzione nati dalla colonizzazione economica della sfera culturale, ovvero
a quel fenomeno tipico della società industriale avanzata che finisce per
asservire la cultura a scopi che le sono estranei: controllo sociale, cattura
del consenso, promozione di stili e modelli di vita funzionali a una civiltà
consumistica.
5) Le principali caratteristiche dell'industria culturale
nella società di massa:
Un aspetto è la "colonizzazione" che i prodotti
della cultura di massa finiscono per operare in tutti gli ambiti della vita
quotidiana. Non esiste uno spazio che essi non riempiono: la lettura, l'ascolto
di musica, per non parlare della fruizione di radio e TV, non si collocano in
precisi spazi della giornata, ma costituiscono per così dire il
"sottofondo" dell'intera esperienza quotidiana. Un'altra fondamentale
caratteristica dell'industria culturale del Novecento, ben messa in evidenza
dallo studioso francese Edgar Morin, è il suo costituirsi come una sorta di
mitologia. Come ogni forma di cultura, anche l'industria culturale ha le
proprie divinità e i propri eroi, e un Olimpo costituito dallo spettacolo,
ovvero da quella dimensione in cui il fruitore sperimenta in modo potente
l'esperienza di evasione fantastica dalla realtà. Gli "dei", o i
divi, della cultura di massa sono pertanto personaggi dello spettacolo: attori,
cantanti di successo, campioni sportivi, ma anche personaggi della politica,
scienziati e industriali, nella misura in cui vengono svuotati delle loro qualità
essenziali (la competenza specialistica che possiedono o il ruolo istituzionale
che ricoprono) e assunti alla gloria della visibilità attraverso le apparizioni
televisive o le pagine dei rotocalchi che raccontano con dovizia di particolari
la loro vita privata: amori, matrimoni, viaggi, vacanze e così via. Nel
processo di "divinizzazione" dei protagonisti del mondo dello
spettacolo entrano probabilmente in gioco due spinte complementari: una è
quella che Umberto Eco definisce «riduzione all'everyman»: la gente ama la
possibilità di riconoscersi nei personaggi dello spettacolo identificandosi in
qualche modo con le loro qualità ed esperienze e la seconda spinta è invece
costituita dal fatto che i personaggi dello spettacolo danno corpo ad
aspirazioni che la gente comune non può realizzare.
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